Nostalgia social: i gruppi Facebook sul passato ci fanno stare bene ma anche litigare
Su Facebook i gruppi dedicati alla nostalgia e ai ricordi sono centinaia.
Dai “Come eravamo” ai “Foto in Soffitta” passando per “Quelli del…” alle raccolte di vecchie pubblicità, foto scolastiche sbiadite e giochi ormai dimenticati, pronti a “sbloccare un ricordo”. Gli spazi digitali stanno diventando rifugi per gli utenti di ogni generazione in cerca di un tuffo nel passato. Ma cosa ci spinge davvero a guardarci indietro?
La nostalgia è una potente emozione, una sorta di “comfort food” per l’anima. Quando la vita quotidiana ci stressa o ci sembra troppo veloce, e il futuro si tinge di catastrofici presagi, il passato ci appare come un luogo sicuro e più semplice. Il passato ci fa anche sorridere, perché può essere buffo, curioso o imbarazzante.
Nei gruppi Facebook, questi sentimenti si trasformano in un rito collettivo: non siamo soli nei nostri ricordi.
Molti post iniziano con frasi tipo “Ti sblocco un ricordo”, “Eravamo felici e non lo sapevamo”, seguite da foto di zaini Invicta, le vecchie cabine telefoniche, i grembiuli col fiocco o i giochi per strada.
Tra un post e l’altro, ci troviamo a sorridere davanti a una pubblicità anni ’80, ad ammirare un abito da sposa anni ‘50 o a rimpiangere i negozi di alimentari che davano il resto in caramelle.
“Ai miei tempi…”
Ma non è tutto miele e romanticismo, anche nei gruppi dedicati al passato non mancano le fazioni: da un lato quelli che “prima sì che c’erano i valori”, “la vita era più semplice”, “bisognerebbe re-istituire la naja”, “non avevamo niente, ma avevamo tutto”.
Dall’altro quelli che invece considerano il passato un tempo in cui regnavano diseguaglianze, discriminazioni e umiliazioni, in cui le famiglie erano tenute insieme da una rigida suddivisione dei ruoli che schiacciava le donne.
Visione, quest’ultima, ben rappresentata dal gruppo: Boomers che scambiano i traumi giovanili per preziosi ricordi.

Non c’è un passato uguale per tutti
Noi di Ti Ricordi che il passato lo ascoltiamo dalla viva voce di chi lo ha vissuto e lo ricorda ancora bene, ne abbiamo una visione sfaccettata. Se da un lato proviamo nostalgia per tempi in cui non abbiamo vissuto, in cui gli ambienti naturali erano più intatti, si scrivevano lettere e si viaggiava lentamente, dall’altro rabbrividiamo nell’ascoltare storie di bambine cui veniva negata la possibilità di studiare o bambini che dovevano lavorare già a otto anni. Spesso ci stupiamo perché le storie vere non corrispondono quasi mai agli stereotipi con cui giudichiamo il passato.
All’interno di un contesto sociale, culturale ed economico che era comune a tutti, i modi di vivere la propria vita e il proprio ruolo nella società erano comunque diversi per ogni individuo. Insomma in un sistema con una serie di condizioni date, le variabili sono comunque tante.
Per questo ci piace tanto il nostro lavoro e ripetiamo che ogni vita è interessante: conoscere il passato è molto più di un atto di nostalgia, è una continua sorpresa.
E a chi litiga su Facebook per decidere se era meglio prima o è meglio presente, diciamo: dipende.

